In molti mi chiedono il perché della mia passione per la Turchia.
Ci sono due ragioni: una sentimentale e una razionale.

La ragione sentimentale è che la Turchia mi ha salvato la vita. In un periodo in cui, per la prima volta nella mia vita, mi era capitato di pensare seriamente al suicidio, nel 2002, un viaggio nel Kurdistan turco mi ha ridato la forza di andare avanti. Da allora, il mio interesse si è ampliato dalla questione curda all'intero paese. Ogni volta che sto per partire per la Turchia ho un inspiegabile terrore. Ogni volta che ci metto piede mi sento come se fossi tornata a casa. E il ritorno in Europa è sempre doloroso.

La ragione razionale è il ruolo crescente della Turchia nella politica internazionale: situata al crocevia fra Europa, Asia e Medio Oriente, alleata al tempo stesso di Stati Uniti e Iran, è impossibile ignorarla. Per questa ragione, ho deciso di imparare tutto quel che il mio scarso tempo libero mi permette di studiare di questo affascinante e contraddittorio paese. E da alcuni anni cerco di scrivere, con un'amica, un libro sulla Turchia e l'Unione europea. Purtroppo senza mai trovare il tempo di farlo veramente.

Così come non riesco a trovare il tempo di imparare il turco. Sono stata ad Ankara un mese nel 2006 per seguire un corso. Ma con il tempo ho purtroppo già dimenticato molto di quel che avevo imparato.

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